Ti è mai capitato di guardare il prato dopo un’irrigazione “perfetta” e trovare comunque quelle chiazze gialle, dure come cartone, che sembrano ignorare l’acqua? La cosa inquietante è proprio questa: non è sempre colpa tua, né del sole, e spesso nemmeno di un fungo. C’è una spiegazione meno nota, ma molto concreta, che cambia il modo in cui si interviene.
La causa che pochi considerano: il terreno che respinge l’acqua
Quelle chiazze localizzate, spesso tondeggianti o irregolari, sono spesso dry spots, zone dove il suolo diventa idrorepellente. In pratica, lo strato superficiale si comporta come se fosse rivestito da una pellicola che fa “scivolare via” l’acqua, un po’ come quando una goccia resta compatta su una superficie cerata.
Il meccanismo è legato alla idrofobicità: particelle di terreno, soprattutto in suoli sabbiosi o compattati, vengono rivestite da sostanze organiche non ben decomposte, oppure da residui e tessuti fungini. Risultato: anche se irrighi, l’acqua non penetra dove serve e le radici restano a secco.
Come lo riconosci “a colpo d’occhio”
- L’acqua tende a ruscellare via o a infiltrarsi solo ai bordi della chiazza.
- Il terreno, sotto la superficie, è polveroso e asciutto anche dopo l’annaffiatura.
- L’erba è più fragile, ingiallisce prima, e spesso si strappa con facilità.
Non è solo acqua: le altre cause che imitano lo stesso problema
È facile confondersi, perché una chiazza secca può avere più origini. Ecco le più comuni, con i segnali tipici.
Irrigazione irregolare o insufficiente
Un impianto non calibrato, ugelli parzialmente ostruiti o vento possono creare zone che ricevono meno acqua. In estate, come ordine di grandezza, il prato può richiedere 5-7 litri/m² al giorno, ma spesso funziona meglio una gestione non quotidiana, più profonda, per favorire radici robuste.
Troppa acqua e umidità
Sembra un paradosso, ma l’eccesso d’acqua soffoca le radici e apre la porta a patogeni, con chiazze marroni e tappeto erboso che “molla”. Se al mattino presto trovi foglie bagnate a lungo o terreno sempre molle, è un indizio.
Concimazione sbilanciata
- Eccesso di fertilizzante: bruciature, bordi netti, ingiallimento rapido.
- Carenze (azoto, fosforo, potassio): prato debole, colore spento, recupero lento dopo taglio o caldo.
Fattori “silenziosi”
Urina di animali, pendenza che porta via l’acqua, suoli molto sciolti con scarsa ritenzione, oppure acqua di irrigazione con troppi sali (indicativamente oltre 700 mg/l) possono accentuare il problema.
Cosa fare subito: la strategia anti dry spots
Se sospetti idrorepellenza, l’obiettivo è far tornare il terreno “accogliente” per l’acqua.
Interventi pratici (in ordine di efficacia)
- Test rapido: irriga la zona e scava 5-8 cm, se sotto è ancora secco, è un segnale forte.
- Aerazione: fori con carotatura o punzonatura per rompere lo strato impermeabile e dare vie d’ingresso all’acqua.
- Rimozione del feltro: il feltro (materia organica accumulata) è spesso il “tappeto” che innesca l’idrorepellenza.
- Agenti umettanti o idroritentori: aiutano l’acqua a distribuire e infiltrarsi in modo più uniforme.
- Irrigazione a impulsi: invece di un’unica annaffiata lunga, fai 2-3 cicli brevi a distanza di 10-15 minuti, così eviti che l’acqua scappi via in superficie.
Irrigare meglio (senza impazzire)
Un metodo semplice è ragionare a settimana: punta a circa 35 litri/m²/settimana, aggiustando in base a caldo, vento e tipo di suolo. Se puoi, irriga al mattino presto (o la sera, evitando però notti troppo umide). E soprattutto misura, anche con un pluviometro o piccoli contenitori, perché l’occhio inganna.
Il finale che ti interessa: il prato può tornare verde?
Sì, spesso sì. Se la chiazza è dovuta a dry spots, una volta ripristinata l’infiltrazione l’erba può recuperare. E se invece era in dormienza per stress idrico, con annaffiature regolari e gestione corretta può riprendersi anche in circa un mese. La differenza la fa la diagnosi: quando l’acqua “scivola via”, non serve aggiungerne di più, serve farla entrare.




