Aumento pensioni: ecco le nuove cifre aggiornate in base all’inflazione

C’è un momento, ogni fine anno, in cui tantissimi di noi fanno lo stesso gesto: aprono un foglio, controllano l’accredito, e si chiedono se nel 2026 cambierà davvero qualcosa. La risposta, questa volta, è sì, ma con una sfumatura importante: l’aumento c’è, però passa da un meccanismo “a scaglioni” e, soprattutto, dal filtro di tasse e trattenute.

Dal 1° gennaio 2026: cosa cambia davvero

Dal 1° gennaio 2026 le pensioni INPS vengono rivalutate usando un’inflazione provvisoria pari a 1,4%. “Provvisoria” non è un dettaglio: significa che si tratta di una stima basata sui dati disponibili, e che potrà essere ricalcolata quando arriverà l’indice definitivo.

Il punto chiave è il sistema a scaglioni, che non applica la stessa percentuale a tutti gli importi. In pratica, più l’assegno sale oltre certe soglie, più la percentuale effettiva di rivalutazione si riduce.

Il trattamento minimo 2026: la cifra da tenere d’occhio

Il trattamento minimo è il riferimento che “muove” tutte le soglie degli scaglioni. Nel 2026 sale da 603,40 euro (2025) a 611,85 euro lordi mensili, cioè circa 8,45 euro in più.

In alcuni casi, con una maggiorazione straordinaria indicata come 1,3%, l’importo può arrivare fino a 619,80 euro lordi. Questo punto è rilevante per chi è vicino al minimo o ha integrazioni: a volte pochi euro di differenza cambiano la fascia di appartenenza o l’accesso a certe maggiorazioni.

Rivalutazione a scaglioni: la regola che decide l’aumento

Ecco come funziona, in modo semplice e “da calendario”, senza giri di parole:

  • Fino a 4 volte il minimo (fino a circa 2.447 euro lordi): rivalutazione al 100%, quindi +1,4%
  • Tra 4 e 5 volte il minimo (circa 2.447–3.059 euro lordi): rivalutazione al 90%, quindi +1,26%
  • Oltre 5 volte il minimo (oltre 3.059 euro lordi): rivalutazione al 75%, quindi +1,05%

Questo meccanismo serve a distribuire l’adeguamento in modo più “protettivo” verso gli assegni più bassi, lasciando però agli importi più alti un incremento meno pieno.

Una parola che torna spesso quando si parla di pensioni e prezzi è inflazione, perché è proprio lei a determinare l’adeguamento, anche se non sempre nella misura percepita nella vita quotidiana.

Esempi concreti: quanto aumenta (lordo) la pensione

Per rendere l’idea, ecco alcuni esempi di aumenti lordi calcolati con inflazione 1,4% e scaglioni, utili per farsi un’aspettativa realistica.

Pensione lorda precedenteAumento lordoNuovo importo lordo
2.000 €28,00 €2.028,00 €
2.500 €34,88 €2.534,88 €
3.000 €41,39 €3.041,39 €
3.500 €46,46 €3.546,46 €

Se stai pensando “non sembra tantissimo”, è una reazione comune. E infatti il vero “test” arriva quando si passa dal lordo al netto.

Perché il netto può sorprendere (e non sempre in positivo)

L’aumento che vedi nei calcoli è lordo. Nella realtà entra in gioco tutto ciò che incide sull’assegno mensile:

  • IRPEF
  • addizionali regionali e comunali
  • eventuali detrazioni e conguagli

Per questo, l’incremento effettivo può ridursi sensibilmente. Su pensioni molto basse si parla anche di pochi euro netti, mentre su assegni tra 2.000 e 3.000 euro lordi l’aumento può apparire più visibile, pur restando, spesso, dentro una forchetta “contenuta”.

Provvisorio oggi, conguaglio domani: cosa aspettarsi nel 2027

Un altro dettaglio che conviene segnarsi mentalmente è questo: l’1,4% è provvisorio. Se l’indice definitivo risulterà diverso, potrà arrivare un conguaglio nel 2027.

Nel frattempo circolano anche ipotesi su un possibile 1,7%, basate su stime di inflazione acquisita, ma il riferimento operativo resta quello ufficiale, cioè 1,4%. Tradotto: meglio fare i conti su ciò che è certo, e considerare il resto come scenario possibile, non come promessa.

Come leggere il tuo aumento senza farti ingannare

Se vuoi capirlo “al volo”, tieni a mente tre passaggi pratici:

  1. individua il tuo lordo mensile
  2. verifica in quale scaglione rientri (soglie legate a 4 e 5 volte il minimo)
  3. considera che il risultato finale sarà “limato” da tasse e trattenute

Alla fine, la domanda del titolo trova una risposta concreta: sì, ci saranno nuove cifre aggiornate dal 2026, ma l’incremento sarà spesso modesto, e la differenza tra lordo e netto farà gran parte della storia.

Redazione Libra News

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