Ti è mai capitato di guardare un ulivo appena potato e pensare, “Ok, l’ho sistemato”, per poi ritrovarti con poche olive, tanti germogli inutili e una pianta che sembra non riconoscersi più? È un attimo: basta un taglio nel momento sbagliato, o una mano troppo pesante, e il raccolto paga il prezzo. La buona notizia è che gli errori più comuni sono solo tre, e si possono evitare con un po’ di metodo e un pizzico di pazienza.
Errore 1: potare nel periodo sbagliato
Qui si decide metà del risultato. L’ulivo è robusto, sì, ma non è invincibile. Potare mentre stai raccogliendo (tra autunno e inizio inverno) o in piena estate significa chiedergli di reagire quando è più vulnerabile o già impegnato.
Cosa succede, in pratica?
- In autunno e inizio inverno, i tagli restano “aperti” proprio quando possono arrivare freddo e umidità, aumentando il rischio di danni da gelo e stress.
- In estate, la pianta è in piena attività, e una potatura può spingere a emettere nuovi germogli teneri, spesso deboli e disordinati, che sottraggono energie alla produzione.
Il momento più equilibrato, nella maggior parte dei casi, è fine inverno (febbraio-marzo): il grosso del freddo è passato, la pianta è ancora in una fase di riposo relativo e può cicatrizzare meglio prima della fioritura. Se vivi in zone molto fredde, spostati verso marzo, se vivi in zone miti puoi anticipare un po’, ma l’idea resta la stessa: potare quando l’ulivo può recuperare senza correre.
Errore 2: tagliare troppo, o con troppa foga
È l’errore “da entusiasmo”. Si guarda la chioma, si pensa di dover “ripulire”, e si finisce per togliere più del necessario. Il problema è che l’ulivo ragiona per equilibri: se riduci troppo la parte aerea, scombini il rapporto tra chioma e radici. Il risultato spesso è una reazione forte, ma non utile.
Segnali tipici di potatura eccessiva:
- Comparsa di molti succhioni vigorosi che crescono verso l’alto.
- Poche branche produttive, quindi meno rami fruttiferi.
- Alternanza produttiva più marcata, un anno “scarico”, uno “carico”, e così via.
In più, ogni taglio è una ferita. Se moltiplichi i tagli, aumenti anche le possibilità che si inneschino problemi come carie del legno o ingressi di patogeni, soprattutto se gli strumenti non sono perfetti.
Una regola semplice, che mi ha salvato più volte: meglio una potatura moderata e regolare ogni anno che un intervento drastico ogni tanto. L’ulivo ama la continuità.
Errore 3: capitozzatura (acefalia), la scorciatoia che si paga cara
Capisco la tentazione: l’albero è alto, la raccolta è scomoda, e allora via, si “abbassa” tagliando la cima. Però la capitozzatura quasi sempre crea un effetto boomerang.
Dopo un taglio drastico in alto, l’ulivo risponde con:
- succhioni verticali e fittissimi, difficili da gestire,
- ombreggiamento dei rami più bassi, che diventano meno produttivi,
- perdita netta di produzione nell’immediato e spesso anche negli anni successivi.
Se l’obiettivo è abbassare la pianta, è molto più efficace farlo per gradi: scegliere branche alte meno vigorose, alleggerire progressivamente, favorire una chioma ariosa e raggiungibile senza “decapitare” tutto in una volta. È un lavoro più lento, ma mantiene la forma naturale e la produttività.
Piccoli dettagli che cambiano tutto (e spesso si sottovalutano)
Non sono “i tre grandi errori”, ma incidono più di quanto sembri:
- Strumenti affilati e puliti: un taglio netto cicatrizza meglio, forbici sporche possono trasportare malattie.
- Evita di “sforbiciare” per abitudine: ogni taglio deve avere un motivo chiaro (luce, aria, equilibrio).
- Gestisci i residui: trinciatura o cippatura possono restituire sostanza organica al terreno, invece di diventare solo un ingombro.
Una mini-checklist per non sbagliare
| Obiettivo | Cosa fare | Cosa evitare |
|---|---|---|
| Proteggere la produzione | Potare a fine inverno | Tagli in raccolta o in estate |
| Mantenere equilibrio | Interventi leggeri e annuali | Potature drastiche |
| Abbassare la chioma | Riduzione graduale e ragionata | Capitozzatura |
In fondo, la potatura dell’ulivo non è una sfida di forza, è una trattativa: tu chiedi luce e ordine, lui ti risponde con olive. Se rispetti tempi, misura e struttura, il raccolto smette di essere un’incognita e torna a essere una promessa credibile, anno dopo anno.




