Attenzione a questa pianta comune: secondo la tradizione porta sfortuna in casa

C’è una scena che mi torna spesso in mente: una piantina verde, apparentemente innocua, che cresce ovunque, anche quando la dimentichi per settimane. È proprio da qui che nasce una delle superstizioni domestiche più curiose, e sorprendentemente diffuse, della tradizione italiana.

La “colpevole” più comune: Tradescantia, detta erba miseria

La pianta in questione è la Tradescantia, conosciuta popolarmente come erba miseria. Il nome, già da solo, fa lavorare l’immaginazione. Nelle credenze popolari si dice che tenerla in casa “attiri” momenti difficili, ristrettezze o una sensazione di fatica che non passa.

La logica, se la guardi con occhi contadini, è quasi poetica: questa pianta ha una capacità incredibile di sopravvivere anche in terreni aridi e poveri, con poca acqua, poca luce, poche cure. In alcune narrazioni simboliche, questo diventa un segno: la “miseria” attecchisce dove c’è poco, e soprattutto è difficile da sradicare, perché la Tradescantia si propaga facilmente, si spezza e riparte, si adatta, ritorna.

Non è una “prova”, ovviamente, ma una metafora potente, e le metafore, in casa, si trasformano presto in rituali.

Perché questa credenza funziona così bene (anche oggi)

A rendere credibile la superstizione non è la magia, ma l’esperienza quotidiana. Se una pianta cresce anche quando tutto il resto fatica, la mente associa quella resilienza a qualcosa che “resta”, nel bene o nel male.

E poi c’è un dettaglio psicologico: quando un periodo è complicato, ci aggrappiamo a segnali che possiamo controllare. Spostare una pianta, regalarla, cambiare posto sul davanzale, sono azioni piccole ma rassicuranti. E le tradizioni nascono spesso così, da gesti ripetuti per sentirsi un po’ più al sicuro.

Altre piante “evitate” in casa nelle tradizioni popolari

Accanto all’erba miseria, molte altre piante finiscono in liste di presunti porta sfortuna. Alcune derivano da simboli, altre da consigli legati all’energia degli ambienti, spesso ispirati anche al Feng_shui.

Ecco le più citate:

  • Cactus, per via delle spine, associate a tensioni, discussioni e “punture” emotive.
  • Agave, descritta in alcune credenze come calamita di energie pesanti.
  • Ortensia, che secondo certe tradizioni “assorbirebbe” l’armonia domestica.
  • Garofano, legato a simbologie di malinconia e lacrime in racconti religiosi.
  • Bonsai, visto come immagine di stasi, progetti che non crescono, idee bloccate.
  • Oleandro, spesso nominato anche per la sua tossicità, e quindi associato a prudenza e malaugurio.
  • Filodendro, Zamioculca, Dieffenbachia, Ciclamino, che in alcune aree vengono collegati a conflitti, calo di motivazione o tristezza.

Qui vale una regola semplice: la superstizione spesso “appoggia” su una caratteristica reale (spine, velenosità, legami con il lutto) e poi la trasforma in simbolo.

Ma allora va davvero tolta? Una lettura più concreta

Se hai una Tradescantia in casa, la domanda pratica è: devo preoccuparmi? La risposta più onesta è no, non in senso letterale. La superstizione racconta una storia culturale, non una legge della natura.

Però puoi usarla come spunto per fare ordine e scegliere con più consapevolezza:

  1. Se ti mette a disagio, spostala in un ambiente meno “centrale” (non per paura, ma per serenità).
  2. Controlla la proliferazione, perché cresce e si moltiplica facilmente, e una casa disordinata può davvero aumentare stress e irritazione.
  3. Valuta sicurezza e animali domestici, soprattutto per piante note per la tossicità (qui la prudenza è reale, non simbolica).

Le piante “portafortuna” e il lato luminoso della tradizione

La cosa che mi affascina è che le credenze non sono mai univoche. La stessa Tradescantia in alcune famiglie viene vista come portafortuna, proprio perché “non muore mai”, quindi simbolo di resistenza e continuità.

E poi ci sono piante tradizionalmente protettive, spesso legate a prosperità e difesa della casa, come agrifoglio, pungitopo, vischio e Aloe vera.

In fondo, il punto non è la pianta in sé, ma ciò che rappresenta per te. Se una pianta ti fa sentire bene, illumina un angolo e ti ricorda di prenderti cura di qualcosa, quella è già una piccola fortuna quotidiana.

Redazione Libra News

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