Bonus mobili 2026: requisiti, detrazione IRPEF e pagamenti ammessi (anche senza ristrutturazione)

Bonus mobili 2026, detrazione IRPEF, pagamenti ammessi, sembra tutto semplice finché non inciampi nella frase che gira ovunque: “anche senza ristrutturazione”. Lì mi sono fermato anch’io, perché è proprio il tipo di dettaglio che fa sperare in un super sconto “facile”. Poi vai a vedere i requisiti e capisci dov’è l’inghippo, e soprattutto come non perdere la detrazione per un errore banale.

Cos’è davvero il Bonus Mobili 2026 (e quanto vale)

Nel 2026 il Bonus Mobili permette una detrazione del 50% sull’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici, fino a una spesa massima di 5.000 euro. In pratica, se spendi 5.000 euro, puoi recuperare 2.500 euro in dichiarazione dei redditi, spalmati nel tempo.

La detrazione viene ripartita in 10 quote annuali di pari importo, quindi l’effetto è graduale, ma concreto.

La domanda che tutti fanno: serve la ristrutturazione?

Sì, la ristrutturazione è obbligatoria. Qui va sciolto il nodo: non esiste Bonus Mobili “puro” scollegato da lavori edilizi. Quello che è cambiato, semmai, è altro (ci arriviamo tra poco).

Per poter acquistare mobili o elettrodomestici con la detrazione, devi aver avviato almeno un intervento di recupero del patrimonio edilizio. Gli interventi tipici ammessi includono:

  • Manutenzione straordinaria
  • Restauro e risanamento conservativo
  • Ristrutturazione edilizia
  • Interventi su parti comuni condominiali (se rientri tra i beneficiari delle spese)

L’idea è semplice: lo Stato incentiva l’arredo “a valle” di un intervento edilizio, non l’acquisto slegato da lavori.

Date da ricordare: l’ordine conta (più di quanto immagini)

Il punto più sottovalutato è la sequenza temporale. La data di inizio lavori deve essere precedente a quella in cui compri i beni.

Per gli acquisti effettuati nel 2026, i lavori devono risultare avviati dal 1° gennaio 2025 in poi, e gli acquisti devono avvenire entro il 31 dicembre 2026.

Una mini check-list mentale che uso sempre:

  1. Avvio lavori (documentabile)
  2. Acquisto mobili o elettrodomestici
  3. Pagamento tracciabile
  4. Conservazione documenti per dichiarazione

Cosa puoi comprare: mobili nuovi e classi energetiche minime

Qui c’è una distinzione netta.

Mobili

Devono essere nuovi (niente usato). Rientrano, per esempio, letti, armadi, cassettiere, tavoli, sedie, divani, materassi, apparecchi di illuminazione (se fanno parte dell’arredo).

Grandi elettrodomestici

Oltre a essere nuovi, devono rispettare classi energetiche minime:

  • Forni: classe A o superiore
  • Lavatrici, lavasciugatrici, lavastoviglie: classe E o superiore
  • Frigoriferi e congelatori: classe F o superiore

Nel tetto dei 5.000 euro rientrano anche trasporto e montaggio. È un dettaglio utile perché spesso sono costi che, messi insieme, pesano.

La vera novità 2026: niente “prima casa”

Questa sì che è una svolta pratica: nel 2026 la detrazione al 50% è riconosciuta senza distinzione tra prima e seconda casa. In altre parole, non devi dimostrare che l’immobile sia la tua abitazione principale.

Il requisito resta uno, ed è sempre lo stesso: l’immobile deve essere oggetto di un intervento edilizio agevolato e l’acquisto deve rispettare date e pagamenti. Ma la “rigidità” legata alla residenza non è più il punto centrale.

Pagamenti ammessi (e quelli che ti fanno perdere tutto)

Qui conviene essere quasi maniacali: il pagamento deve essere tracciabile.

Sono ammessi:

  • Bonifico bancario (non è necessario che sia “parlante”)
  • Carta di debito o credito
  • Finanziamento a rate, se la finanziaria paga il fornitore con modalità tracciabili

Sono esclusi:

  • Contanti
  • Assegni
  • Qualsiasi modalità non tracciabile

Un trucco pratico: conserva sempre ricevuta di pagamento, fattura con descrizione dei beni e, se serve, documentazione che prova l’inizio lavori (CILA, SCIA, comunicazioni, o altri elementi coerenti con il tipo di intervento).

Come si ottiene la detrazione in dichiarazione

La detrazione si richiede indicando le spese nella dichiarazione dei redditi (modello 730 o Modello Redditi PF). È una detrazione IRPEF e viene ripartita in dieci anni.

In sintesi, la frase “anche senza ristrutturazione” attira, ma nel 2026 la regola resta chiara: senza lavori avviati non c’è Bonus Mobili. La vera porta che si apre, invece, è poterlo usare anche per immobili che non sono la tua prima casa, purché tu rispetti requisiti, tempi e pagamenti.

Redazione Libra News

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