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L'arbitro di calcio

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L’ARBITRO DI CALCIO 

 

(ROBERTO PASQUALI) 

 

Il termine latino “arbiter” indicava in passato  il giudice, il paciere, il testimone di qualche evento. Oggi sappiamo tutti che l'arbitro è una figura di assoluta centralità nel gioco del calcio (e del calcio a 5) essendo colui che è deputato al controllo del corretto svolgimento di una partita nel pieno rispetto delle regole imposte dalle varie Federazioni, oltre ad essere il responsabile diretto di tutto ciò che avviene nel campo di gioco dal suo arrivo fino a quando  va via. L’arbitro è però anche il bersaglio finale in cui troppo spesso convergono tutte le frustrazioni dei protagonisti del gioco: sentir rivolgere al direttore di gara male parole  da parte dei tifosi, e talvolta dei calciatori, dei dirigenti e degli allenatori, è ormai  un malcostume diventato consuetudine. Per non parlare poi di come l’arbitro costituisca l’alibi perfetto di ogni sconfitta o di ogni insuccesso: è di comune esperienza notare che ogni partita viene spesso  considerata “falsata” da fuorigioco inesistenti,  da rigori “fantasma” e così via. Eppure si dimentica che l’arbitro (insieme alla palla ) è un  elemento insostituibile affinché una gara si possa svolgere, e ciò a differenza di giocatori, di allenatori, di dirigenti, o di tifosi i quali non sono altrettanto indispensabili nella gara stessa. E’ però evidente che l’arbitro, come del resto i giocatori in campo, esegue una prestazione e pertanto può, al pari dei calciatori, eseguirla più o meno bene a seconda degli stati di forma in cui versa. A dispetto delle moviole, che nonostante tutto, anche se con l’aiuto di sofisticati ritrovati  tecnici ed a freddo,  non riescono a chiarire spesso gli episodi, l’arbitro deve interpretare in frazioni di secondo quello che succede in campo senza alcun ausilio tecnologico, spesso con visuale ridotta, ostacolato da agenti atmosferici avversi, ed in stato di affaticamento fisico. In tal senso sarebbe utile, specialmente nei settori giovanili, abituare i giocatori ad arbitrare le partitelle  di allenamento per far comprendere la complessità e la difficoltà del ruolo. Allenatori e  dirigenti, a loro volta, dovrebbero cercare di creare  un clima di collaborazione con il  direttore  di gara di cui sicuramente ne trarrebbero vantaggio tutte le componenti in campo. Sarebbe utile iniziare a pensare che dietro una decisione arbitrale errata non si nasconde  un arbitro “venduto” ma che magari ci possa essere un arbitro fuori forma, che abbia avuto la  visuale ridotta, o che sia semplicemente…non all’altezza della situazione. Certo possono anche verificarsi casi limite in cui l’arbitro ponga in essere comportamenti non consoni alla propria funzione. Visto che l’arbitro deve  redigere il referto di gara,  riportare fedelmente ciò che è avvenuto durante la gara, e cioè i gol, le ammonizioni, le espulsioni, le sostituzioni, nonché ogni altro fatto rilevante verificatosi  all'interno o all'esterno del terreno di gioco, ci si è chiesti se egli possa considerarsi un “pubblico ufficiale”. E, si badi bene,  la circostanza non è certo di poco conto visto che l’arbitro di calcio, qualora non possa essere considerato un  “pubblico ufficiale”, non potrà vedersi  applicate, in caso di condanna, alcune  circostanze aggravanti speciali previste dalla legge per coloro che rivestono tale qualifica e non potrebbe essere in alcun modo considerato soggetto passivo o attivo di alcuni reati contro la pubblica amministrazione, quali la malversazione, la concussione e la  corruzione. Dispone l’art. 357 del codice penale che “agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa”. Sappiamo che dal momento del superamento dell’apposito esame, si diventa ufficialmente arbitro dell’ Associazione Italiana Arbitri - Federazione Italiana Gioco Calcio. Al riguardo ha però stabilito la Cassazione che le Federazioni sportive nonché i relativi Comitati regionali sono di norma soggetti di diritto privato, legati al C.O.N.I. da un rapporto intersoggettivo esterno, nel senso che gli enti restano autonomi l'uno dall'altro e non vi è confluenza degli interessi e delle funzioni. (Cass. pen., 02.08.2000, n. 8727).  Da quanto detto sembra dunque potersi senz’altro escludere che l’arbitro sia un pubblico ufficiale: ciò nonostante eventuali comportamenti arbitrali scorretti potranno essere sanzionati ai sensi dell’art. 1 della legge 401/89 che punisce i partecipanti alla gara sportiva che con atti fraudolenti (offrendo o accettando denaro o altra utilità) vogliano conseguire un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della gara. Vale da ultimo la pena accennare che, forse a causa della sfiducia in alcuni settori per l’attività degli arbitri, si è proposto di introdurre nel calcio elementi tecnologici di supporto proponendo ad esempio di istituzionalizzare la moviola in campo. Questo rischierebbe  a mio avviso di togliere al calcio quella  spontaneità e quella imprevedibilità che senza dubbio ne costituiscono l’essenza intrinseca e, perché no, anche la bellezza.E allora lasciamo decidere gli arbitri con la dovuta serenità e lasciamo al calcio quella spontaneità e quella improvvisazione che lo rendono da sempre un grande spettacolo.

                                                                      

 

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